- Lew Tabackin, sax tenore, flauto
- Helen Sung, pianoforte
- Giuseppe Bassi, contrabbasso
- Gasper Bertoncelj, batteria
Dalla fine degli anni ’60 agli ’80 Lew Tabackin è stato protagonista di numerose avventure con grandi orchestre, che ne hanno sancito fama e capacità solistiche. Se quella guidata accanto alla moglie e pianista Toshiko Akioshi fu forse la più importante del periodo, la sua presenza nella sezione sax di altre famose big band, quali Duke Pearson, Thad Jones & Mel Lewis, Maynard Ferguson e Clark Terry fu altrettanto importante nella definizione di uno stile, soprattutto al flauto, che ne delineò in maniera completa la personalità artistica. Tanto veemente e icastico al sax tenore, non dimentico della lezione di Sonny Rollins, Lew mostra il lato più intimo e sensibile della sua poetica attraverso il flauto, di cui è ancora tra i massimi esponenti al mondo. Tali peculiarità emergono al meglio nei piccoli gruppi, spesso senza supporto armonico, ma stavolta la presenza di una giovane sezione ritmica comproverà anche la sua maestria nell’ allevare talenti. Helen Sung ha suonato nella Mingus Big Band, con Ronnie Cuber ed è leader di propri trii; Giuseppe Bassi, che forse i più attenti spettatori ricorderanno nel gruppo “La banda degli onesti – Totò Jazz”, che si esibì nell’edizione delle Strade del 2004, ha poi trascorso un lungo periodo di studio e perfezionamento negli USA prima di tornare in Italia; Gasper Bertoncelj, nato in Slovenia nel 1978 e residente a New York dal 2002, è infine uno dei batteristi di punta dell’ultima generazione, già comunque con notevole esperienza. Tutti insieme, un quartetto di jazz moderno appassionante come pochi, perché condotto da un gigante storico del jazz che ha fatto della creatività intelligente e del buon gusto la sua personale bussola espressiva.

