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ART PEPPER – “Memorial Collection Vol.3 – I’ll Remember April” – Trio-Kenwood (1975 – LP)

Foothill Blues / I’ll Remember April / Here’s That Rainy Day / Cherokee

Art Pepper, sax alto; Tommy Gumina, fisarmonica polychord; Fred Atwood, contrabbasso; Jimmie Smith, batteria

Provo molta invidia per gli studenti (innumerevoli, stando al frastuono degli applausi) riuniti nell’aula magna del Foothill College di Los Altos, California, quella sera del 14 Febbraio 1975. In tale occasione, un redivivo Art Pepper, paradigma vivente del jazzista diviso tra genio e sregolatezza, dirigeva un quartetto insolito, addirittura con un fisarmonicista e di lui, diciamolo francamente, si erano perse le tracce, a parte qualche malvagio richiamo alle sue disavventure penitenziarie. Art si barcamenava tra ingaggi sporadici in qualche jazz club, o perfino in matrimoni o feste private. Di contratti discografici, neppure l’ombra. Immagino quindi cosa si potessero aspettare quei giovani spettatori. Eppure la storia stessa del jazz ci dice chiaramente che la grandezza non dipende quasi mai dalla situazione, perché troppo spesso prove straordinarie emergono in imprevedibili occasioni, trattasi di sedute estemporanee, o “gig” in localacci di quart’ordine. Se conoscessi il motivo di simili accadimenti, non starei qui a scrivere: è, d’altronde, il mistero del jazz, come acutamente osservò Pupi Avati, e che lo rende tanto affascinante. Entrando nel merito di questo concerto, voglio partire dai tre standard sopra indicati, che trovano tutti i musicisti in splendida forma, letteralmente scatenati, con il leader pronto a sciorinare idee a profusione dall’alto di una sonorità adamantina e di un fraseggio di enorme complessità, in cui come un diamante si riflettono Benny Carter, Charlie Parker, Jackie McLean, Ornette Coleman : insomma, un gigante tra i giganti! La sezione ritmica è contagiata da tanta felicità espressiva e offre un supporto impressionante nel sostegno e esaltante nei soli, specialmente Tommy Gumina al polychord, sorta di fisarmonica elettronica da lui stesso inventata e brevettata, che gli permette un suono vicino all’hammond. Gumina è uno dei migliori fisarmonicisti di jazz moderno, accanto a Art Van Damme e Mat Mathews, e prima aveva già suonato con Harry James e, soprattutto, Buddy De Franco. Nelle sue mani lo strumento perde del tutto quell’aura di musica da ballo e popolare che lo contraddistingue per inserirsi perfettamente in un contesto jazzistico. Qualche parola sugli altri è doverosa, trattasi infatti di musicisti eccellenti, assai richiesti in svariate situazioni : Atwood ha collaborato con Bill Evans, Maynard Ferguson, Warne Marsh e i Supersax; Smith è stato batterista di Erroll Garner, Ella Fitzgerald, Oscar Peterson, Dizzy Gillespie, Lionel Hampton, Zoot Sims,  tanto per rendere l’idea.

Detto questo, il capolavoro è altrove, subito nel brano d’apertura, un blues completamente improvvisato da lasciare a bocca aperta per il fiume di intuizioni di Pepper, il quale sciorina frasi del tutto originali e sempre diverse con una scioltezza, un senso della storia, e uno swing sbalorditivi. Ogni volta che metto questo disco sul piatto partono brividi fin dalle prime tre o quattro note d’ingresso, da rimanere senza fiato letteralmente. Forse soltanto Bird e Sonny Stitt possono avvicinarsi ad una simile profondità e proprietà di linguaggio. E vi raccomando il lavoro degli altri, a partire dal piatto e dalle accentuazioni sul rullante di Smith, che impone un tempo ideale e proibitivo. Quando i quattro si trovano alla fine sul tema di “Splanky”, brano di Neal Hefti che ha fatto la fortuna dell’orchestra di Count Basie nel disco “The Atomic” del 1957, il pubblico si libera con un’ovazione da concerto rock.

E meno male che qualcuno ha pensato di registrare questa “superba esibizione” (parole della moglie Laurie, nelle note di copertina); forse il suono non sarà perfetto come in sala di registrazione, ma l’insieme risulta, forse proprio per questo, ancor più convincente.

Il disco vi costerà qualche decina di euro, ma lo ritengo fondamentale nella vita artistica di Art Pepper, e quindi da cercare senza por tempo in mezzo.

Massimo Tarabelli

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