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EMANUELE CISI “No Eyes. Looking at Lester Young” (Warner Music 2018)

No Eyes / Lester Left Town /Jumpin’ at the Woodside /Presidential Dream /Tickle Toe /Goodbye Porkpie Hat /Prezeology /Easy Living /These Foolish Things / That’s All /Jumpin’ With Symphony Sid- Lester Said

Emanuele Cisi, sax tenore; Dino Rubino, pianoforte, flicorno; Rosario Bonaccorso, contrabbasso; Greg Hutchinson, batteria; Roberta Gambarini, voce 

Non sono affatto stupito che nel 2018, a quasi sessant’anni dalla scomparsa, sia un sassofonista italiano a ricordarsi di Lester Young, figura immensa della storia del jazz forse però accantonata nella memoria, un riferimento più discografico che altro. Invece l’eredità di Young è straordinaria, direi fondamentale in quel processo di conoscenze al di fuori di qualsiasi scuola o studio che si vogliano intraprendere. Perché “Prez” (è il soprannome che gli affibbiò Bilie Holiday) viveva di sentimenti, di poesia, di uno stile sì originale, certamente da caposcuola, ma soprattutto colmo di musicalità, di frasi stupende al servizio del cuore prima che del cervello. Da tempo ritengo che in Europa, e specialmente in Italia, siano emerse figure di maggiore spessore rispetto a quelle tradizionali d’oltreoceano, e credo che ciò si possa spiegare, almeno in parte, con un modo di vivere diverso, meno competitivo e spietato. Emanuele possiede, come molti altri strumentisti di oggi, una tecnica prodigiosa, ma ha di più il feeling, la sensibilità, la capacità di mettere sempre in primo piano una storia.  Da qui parte l’affinità con Young, così come per il libro “No Eyes” scritto dal poeta, ed esponente importante della beat generation, David Meltzer. Quelle liriche vengono qui cantate dalla Gambarini già nel brano d’apertura, dopo un intro da brividi del tema manifesto di Young, “These Foolish Things”. E’ chiaro anche che lo stile di Cisi non è aggrappato totalmente a quello del maestro, la storia del sassofono è andata avanti dal 1959 con innovatori che ben conosciamo, ma è lo spirito di fondo che rimane intatto, la voglia insopprimibile di raccontare. Nella scaletta del disco si alternano classici di Young a originali a lui dedicati, sia attuali usciti dalla penna di Emanuele, sia brani diventati standard come “Lester Left Town” di Wayne Shorter, poi entrato nel songbook stabile di Stan Getz, e “Goodbye Porkpie Hat” di Mingus, di cui esistono innumerevoli versioni, anche di artisti pop. L’ascolto è di estrema piacevolezza e totale coinvolgimento. Qui non c’è revival, non esiste sterile ricordo né mera riproposizione, ma la volontà creativa che (ri)parte da temi splendidi per arrivare ad un linguaggio di grande attualità.

Accompagnato da una eccellente sezione ritmica, in cui mi piace sottolineare la bravura di Bonaccorso per scelta di note e la consueta, magnifica, sonorità, Emanuele sfodera un esemplare fraseggio in ogni traccia, tutte sorprendenti per varietà di arrangiamenti e approccio. Roberta Gambarini conferma la sua statura in cinque pezzi, alternando testo a scat e incastrandosi a meraviglia con il sassofono (del resto com’era il rapporto tra Lady Day e Prez?), specialmente in “Goodbye Porkpie Hat” con il testo scritto da Roland Kirk (per l’album “The Return of the 5000lb. Man” del 1976) invece di quello, ben più famoso, di Joni Mitchell nel disco “Mingus” del 1979. Il resto del CD scivola via fra un duo sax-batteria (“Jumpin’ at the Woodside”),  un quartetto “pianoless” con flicorno (“Tickle Toe”), un anatole con frequenti stop chorus (“Prezeology”), una intensa “Easy Living”, ideale per Roberta, una seconda versione latin-beat di “Foolish Things”, un’altra grande ballad come chiusura presa ad un insolito tempo medio. Il minuto e mezzo finale è affidato al tema solo per tenore e flicorno, e intrecciato con la voce di Young proveniente da un’intervista del 1959, anno della sua morte. E’ un omaggio definitivo ad un uomo che “Non aveva occhi per qualsiasi ostilità, per imposizioni crudeli, per differenze di razza o di pelle. Nato per cantare, disse soltanto la verità. Prez aveva occhi per il blues, per l’amore, per sempre” (David Meltzer). Sì, PREZ LIVES, e ce ne renderemo conto di nuovo il 16 luglio, quando Emanuele Cisi gli renderà nuovamente il giusto tributo sul palco della Mole, nell’ambito di Ancona Jazz Summer Festival.

Massimo Tarabelli

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