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JULIAN MAZZARIELLO – ENZO PIETROPAOLI “Easytude Live” Fonè Jazz (2019)

Time After Time /When I Fall In Love /Perfidia /Just One of Those Things /Bluesette /Dalle radici /I Concentrate on You /Some Other Time /Footprints

Julian Mazzariello, pianoforte; Enzo Pietropaoli, contrabbasso

Aveva destato ammirazione qualche mese fa in duo con Fabrizio Bosso, concerto all’interno del Summer Festival, e ora questo disco ci dà ulteriore conferma: Julian Mazzariello è in un periodo di stato di grazia. Lo avevamo già ascoltato nel passato, ricordo un quintetto di Daniele Scannapieco nel 2001, e fin da allora ne avevamo intuito le grandi capacità. Oggi ci troviamo di fronte ad un fuoriclasse della tastiera, padrone di uno stile sì fantasioso ed imprevedibile, ma al contempo maturo nell’interpretazione e avvincente nel tocco, particolarità che gli permette un approccio profondo e poetico al materiale trattato, da qualsiasi parte esso provenga. Sappiamo bene la versatilità del musicista, che attinge da dovunque per poi uniformare tutto al suo stile. E qui ne esiste prova tangibile con l’inserimento di una canzone di Eduardo De Crescenzo in un repertorio altrimenti di soli standard. Ma torniamo un momento al “voicing” del pianista, che si inserisce a mio avviso in una schiera di pianisti molto attenti a questo aspetto, penso ovviamente a Bill Evans, e quindi a Paul Bley, Steve Kuhn, Keith Jarrett, fino a Esbjorn Svennson, Marcin Wasilewski  e di sicuro ne dimentico altri, fautori  di un mondo in cui il suono e il silenzio hanno pari importanza, e l’emozione balza subito al primo posto. Mentre ascoltavo questo disco, brani sentiti centinaia di volte risvegliavano sensazioni che credevo sopite, con qualche tema, per esempio “Bluesette”, “I Concentrate On You” e la meravigliosa “Some Other Time”, capolavoro di Leonard Bernstein, pronto a suscitare brividi a getto continuo.
Se il risultato finale è quello di un disco di assoluto valore internazionale, il merito va anche al compagno di viaggio Enzo Pietropaoli, il cui strumento canta e respira sia nell’accompagnamento, ma forse è meglio dire “interplay”, che in soli ispiratissimi e perfettamente in linea con l’atmosfera generale. Enzo è musicista dal passato illustre, tra i massimi bassisti che l’Italia abbia avuto, eppure questa esperienza con la Fonè sembra averlo rigenerato, avergli tirato fuori ancor di più un aspetto lirico da protagonista. In tal senso è da non perdere il suo disco in totale solitudine inciso qualche anno fa sempre per l’etichetta di Giulio Cesare Ricci.
In effetti, esiste un terzo personaggio principale di questa opera, ed è la qualità di registrazione: straordinaria! Nessun montaggio, ma solo fedeltà assoluta alla musica così come è stata eseguita dal vivo. Forse potreste non accorgervi, ma al termine di ogni singolo pezzo non mi stupirei se vi accadesse di applaudire insieme al pubblico. A me è capitato.

Massimo Tarabelli

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