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PAOLO FRESU QUINTET : "Kosmopolites – The Music of Roberto Cipelli" – Blue Note (2004)

..Sentiti


E così anche Paolo Fresu, dopo Stefano Di Battista, Daniele Scannapieco e Nicola Conte, approda alla Blue Note.

I musicisti italiani “tirano” oggi forse più degli americani, specialmente in Francia, dove raggiungono cifre di vendita dei loro dischi del tutto ragguardevoli, tanto che in Italia entrerebbero addirittura in classifica, non esagero.
Fresu è una star acclamata, appena subito dopo Enrico Rava, e forse più di quest’ultimo si divide in mille progetti e collaborazioni, che ne hanno consolidato la fama in ambienti anche non jazzistici. Secondo me il suo massimo è proprio il quintetto, la sua prima creatura, ormai arrivata a vent’anni di attività consecutiva senza alcun cambiamento d’organico (forse soltanto il Modern Jazz Quartet è stato più longevo) e soprattutto con una freschezza, un entusiasmo e una coesione impareggiabili
Tali qualità emergono di slancio da questo disco, che possiede anche il pregio originale di presentare esclusivamente composizioni di Roberto Cipelli, pianista tra i più sensibili e colti della scena italiana, che vi ricordo anche ispirato fulcro del trio ESP (accanto a Zanchi e Gianni Cazzola). Ma l’idea di fondo va oltre, tanto che i prossimi dischi saranni dedicati a lavori degli altri componenti, in ordine Attilio Zanchi, Tino Tracanna e Ettore Fioravanti (peraltro già pronti e registrati) per chiudere proprio con il leader, ancora in fase di scrittura.
D’altra parte basta assistere ad una sola esibizione del quintetto per captare, al di là dell’affiatamento roccioso, personalità distinte e precise che si riflettono in partiture dai colori cangianti, in cui si rincorrono intrecci preziosi e slanci solistici, secondo dinamiche collaudate ma sempre incisive.
Nel disco, molto bello e riuscito, c’è tutto questo, ma di più quando Fresu inserisce la sordina ed evoca atmosfere notturne pervase di grande poesia e profondo lirismo.
Vorrei sottolineare la chiusura, un’emozionante rilettura per trio di “Lascia ch’io pianga” di Haendel, melodia di struggente bellezza e ampio respiro, che contribuisce a definire il mondo espressivo di Cipelli, legato ad una interiorità che mi sembra riveli l’ansia di questi musicisti a vivere il jazz nel modo più giusto e logico, senza alcun apparente confine.
Il 2005 è cominciato proprio bene.

Massimo Tarabelli

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