Ancona Jazz The Finest in Jazz since 1973

JAZZMATES feat. PATTI WICKS “Basic Feeling” – JazzGuests (2004)


Signore e signori, prego: massima attenzione. La cantante che vi presento non è brava né bravissima, ma una fuoriclasse, di quelle che dopo un paio di battute ti hanno già catturato l’anima e il cervello.

 

Prima di lei, soltanto Dena DeRose mi aveva colpito in maniera altrettanto profonda, ma forse sul piano del pathos emotivo Patti Wicks ha addirittura qualcosa in più.

La ragione di tale coinvolgimento si trova subito in una vita che le biografie descrivono durissima, piena di sofferenze fisiche (è in realtà cieca da un occhio) e suppongo  anche esistenziali e artistiche, visto che, a sessanta anni, solo ora l’oblio l’ha restituita alla visibilità del mondo.

Noi la vedemmo e sentimmo l’anno scorso a New York, in un club confortevole dove stavano ad ascoltarla amici, musicisti e raffinati intenditori (uno per tutti, il grande Richard Rodney Bennett). Era accompagnata dal suo abituale, musicalissimo, bassista, e credo proprio che non la dimenticheremo mai.

Voce cavernosa di raro fascino, contrastante con la figura esile e minuta, un portamento nelle frasi sbilanciato metricamente eppure estremamente fluido e comunicativo, uno swing micidiale, un repertorio farcito sì di standard, ma soprattutto di perle inusitate, temi stupendi che forse aspettavano solo lei per scrollarsi di dosso la muffa del tempo.

La Wicks attacca i “torch song” senza smancerie romantiche, ma con un senso dell’abbandono che le permette di affondare nelle singole parole con tremenda efficacia, senza orpelli o abbellimenti inutili. E c’è sempre un sorriso alla fine del pezzo a stemperare la tensione, a farci tornare con i piedi per terra.

Interprete straordinaria, Patti ci ricorda sempre di essere innanzitutto una jazzista, che sa quindi bene come accompagnare e quando uscire in assolo, utilizzando dinamiche e colori timbrici appropriati.

In questo disco “italiano”, che la vede nascosta per motivi contrattuali sotto il nome collettivo “Jazzmates”, si capisce subito tutto, con un’entrata in ritardo, drammatica e da brividi, in “It Could Happen To You”. Inaspettata è la versione, lentissima, di “Star Eyes”, capolavoro di rigenerazione, e una gemma mi sembra “Nothing Ever Changes My Love For You”, che rientra in quei brani oscuri di cui parlavo poc’anzi.

“Basic Feeling” la vede anche semplice pianista, e qui la tensione indubbiamente cala, perché Patti, se è ammirevole dietro il suo canto, diventa più prevedibile e “normale” nei panni della strumentista pura. Ecco allora emergere i suoi partner italiani, dai corretti ritmi all’ottimo Claudio Chiara, giovane sax alto di brillanti orizzonti parkeriani.

Reperite dunque anche il precedente “Love Locked Out” su MaxJazz e inserite i due dischi in un posto speciale nella discoteca e nei vostri cuori.

 

Massimo Tarabelli

Link:
Patti Wicks Official Website



Post a comment

2 × tre =

*