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MARCIN WASILEWSKI “Trio” – ECM (2004)


Wasilewski, Kurkiewicz e Miskiewicz costituiscono da anni la sezione ritmica di Tomasz Stanko. Quando il grande trombettista polacco li chiamò accanto a sé, nel 1994, avevano rispettivamente 18, 18 e 16 anni. Dei veri e propri talenti, quindi, che il tempo non ha affatto sbiadito, ma al contrario ha reso estremamente sicuri e consapevoli della strada da percorrere.

Li avevamo ascoltati in splendida forma nell’ultimo disco di Stanko, “Suspended Night”, uno dei più belli in assoluto dello scorso anno, e tali appaiono qui, in un’opera prima molto attesa.

Come e cosa suonano i tre? Forse l’appartenenza alla ECM vi può già dare un’idea della loro cifra stilistica: un jazz cameristico fortemente legato al suono, attualissimo pur non essendo innovativo, con una componente poetica di spiccata valenza. I referenti sono altrettanto chiari: Jarrett innanzitutto, e poi Brad Mehldau e adesso Esbjorn Svensson, ma aggiungerei qualche italiano come Enrico Pieranunzi, Stefano Bollani, Danilo Rea.

Marcin possiede un tocco straordinario che si esalta nell’ottava centrale dello strumento e in un utilizzo importante del pedale. Nel repertorio, formato in pratica da originali (alcuni dei quali scommetterei improvvisati al momento), trovano spazio un pop-song (“Hyperballad” di Bjork), come è prassi nel jazz di oggi, e poi un brano di Wayne Shorter (“Plaza Real”, splendido) nonché uno di Stanko, il cui spirito è in filigrana in ogni singola traccia della seduta.

I pregi di questa musica attingono principalmente dalla loro apertura verso orecchie aliene al jazz, più allenate alla vena romantica della musica classica, alla poeticità europea, ad una predisposizione verso mondi e culture diverse. I suoi difetti risiedono invece in una sostanziale staticità formale, che spinge a dividere il CD in due sedute d’ascolto. Wasilewski è ad ogni modo tanto bravo e ancora così giovane che riuscirà sicuramente a superare tale limite estetico.

Avvicinatevi a questo musicista: magari lo swing non occupa il primo posto nel suo bagaglio espressivo, ma il feeling è quello giusto, e la capacità di destare emozioni è notevole, ben superiore alla media.

 

Massimo Tarabelli

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