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GIANLUCA PETRELLA “Indigo 4” – Blue Note (2004)

GIANLUCA  PETRELLA

“Indigo 4” – Blue Note (2004)

 

Trinkle, Tinkle /The Middleman /Lazy Moon /Mr. Wolf /Sacred Whale /I Got It Bad /Mood Indigo /Two In A  Hole /There Comes A Time /Stockholm 64 /I.s.t.r. /A Relaxing Place On Venus (dedicated to Sun Ra)

 

Gianluca Petrella, trombone, samples, elettronica; Francesco Bearzatti, sax tenore, clarinetto; Paolino Dalla Porta, contrabbasso; Fabio Accardi, batteria.

 

Trent’anni, trombonista, attualmente componente fisso del quintetto di Enrico Rava (ascoltato nel Summer Festival 2004 alle Muse), Gianluca Petrella è uno degli uomini nuovi del jazz italiano. E internazionale, aggiungerei, visto che si è interessata a lui nientemeno che la potente Blue Note.

 

Gianluca non percorre i larghi sentieri del bop e nuovo hard bop, ma si colloca in una posizione trasversale, che parte dal “growl” dello stile “giungla” di Joe “Tricky Sam” Nanton, tocca un musicista tanto singolare quanto dimenticato come Grachan Moncur III (affascinante miscuglio di bop e free), e arriva al linguaggio radicale di un Roswell Rudd. Il tutto condito da un senso dell’attualità coinvolgente e, perché no, appassionante. In questo recente disco (il suo secondo da leader), il nostro inserisce infatti suoni elettronici, loops, “disturbi” sonori (presi in prestito evidentemente dalle serate in veste di DJ) che in realtà appaiono molto funzionali nell’economia dei brani, quasi tutti originali e sempre diversificati. Li avvicinerei all’uso sapiente che ne fanno gli E.S.T., tanto per rendere l’idea, quindi non c’è da spaventarsi.

Certo che “Trinkle, Tinkle”, “I Got It Bad” e soprattutto “Mood Indigo” rifioriscono senza intenzioni dissacratorie, ma con tutto il rispetto verso le potenzialità espressive che standard così lontani nel tempo ancora possiedono. Il problema sta nel saperle cogliere, e non è impresa da poco.

E se Petrella centra il bersaglio, molto è dovuto anche al supporto eccellente degli altri musicisti.

Il sassofonista Francesco Bearzatti, qui anche al clarinetto, appare sciolto e sicuro, con sequenze tra Ayler e Rollins misurate (con tali modelli!) e convincenti; del resto già lo conoscevamo per la lunga militanza nel quartetto di Giovanni Mazzarino. La sezione ritmica mi sembra di gran livello: se Paolino Dalla Porta entusiasma sempre più per fraseggio e sonorità (forse la più bella che si possa sentire oggi in Italia), stupisce il batterista Accardi, duttile, fantasioso, mai invadente, e “dentro” la musica in modo del tutto naturale.

Insomma, un CD che ci onora e che consiglio, basta solo avere le orecchie aperte e disponibili (prerogativa d’altronde dei veri jazzofili, o sbaglio?)

 

Massimo Tarabelli

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