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CEDAR WALTON "One Flight Down” – HighNote (2006)

CEDAR  WALTON

“One Flight Down” – HighNote (2006)

 

One Flight Down /The Rubber Man /Billy Strayhorn Medley : Lush Life – Daydream – Raincheck /Seven Minds /Time After Time /Hammer Head /Little Sunflower

 

Cedar Walton, pianoforte; David Williams, contrabbasso; Joe Farnsworth, batteria; Vincent Herring, sax tenore

 

Cedar appare in forma smagliante in questo nuovissimo disco. Un maestro vero, punto di riferimento per i nuovi pianisti, che non sente per nulla il peso degli anni e di un’attività molto intensa.

 

Questione di stimoli e di feeling, come diceva Mina. Dopo la morte di Billy Higgins, il suo pianismo si era “alleggerito”, adagiandosi inconsciamente su soluzioni standardizzate, cliché stilistici di limitato interesse. Ma ora sembra aver ritrovato la magia antica, accanto a un vecchio compagno di strada come David Williams e soprattutto per la presenza di Joe Farnsworth, reincarnazione di Higgins alla pari di nessun altro. Anche Vincent Herring dice la sua, optando per il tenore e fornendo così una voce nuova, addirittura più convincente del solito sax alto, ormai un pochino esausto a dir la verità.

Aggiungete un produttore musicista come Don Sickler e il prodotto finale non può che essere come questo, un grande jazz creativo e swingante, emozionante e personale, in una parola inarrivabile.

La track list si muove benissimo tra un paio di originali dello stesso Walton (i primi due titoli, curiosamente gli unici in cui compaia il sassofono), uno standard che tutti conoscono, tre straordinari temi di Billy Strayhorn (su cui tornerò tra poco), e tre brani usciti dalla penna di altrettanti musicisti molto cari e importanti nella carriera del pianista. Sam Jones, uno dei più grandi bassisti di jazz moderno, e pilastro di quel “Magic Triangle” che costituì la sezione ritmica di lusso durante gli anni ’70 (gli altri erano, per l’appunto, Walton e Higgins), ha scritto “Seven Minds” come veicolo principale per il suo contrabbasso e qui, puntuale, David Williams ne ripercorre il tracciato. Wayne Shorter, che fu compagno di Cedar in un’indimenticabile edizione dei Jazz Messengers di Art Blakey, firma “Hammer Head”, per la prima volta nel repertorio del trio, mentre tutt’altra storia per “Little Sunflower” di Freddie Hubbard, presente da anni in tanti concerti. Anche Huibbard, lo sanno pure i sassi, era presente nei Messengers degli anni ’60.

Affascinante è poi il paragone tra le versioni del medley con quelle contenute nell’album “Lush Life”, che Cedar incise nel 1988 per la Discovery accanto a Clifford Jordan, Andy Simpkins e Billy Higgins. Sono passati quasi venti anni da quella prima e unica registrazione e la resa, ora, è completamente diversa. Se là il pianista optava per una lettura rispettosa dello musica di Strayhorn, qui si prende molte più libertà nei tempi e nell’approccio, trasfigurando la superficie ma non tradendo affatto l’intima essenza di brani tanto conosciuti.

Il disco si rivela così un inno all’intelligenza e al buon gusto, un invito a non perdere mai la bussola dello swing e a non fermarsi davanti alla storia.

Un faro, insomma, nel marasma di oggi.

 

Massimo Tarabelli

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