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TOM SCOTT “Bebop United” – MCG Jazz (2002)

TOM  SCOTT

“Bebop United” – MCG Jazz (2002)

 

Children of the Night / Silhouettes / Tones For Joan’s Bones /His Eyes, Her Eyes /Sack O’Woe /Back Burner /Close View /The Song Is You

 

Tom Scott, sax tenore; Randy Brecker, tromba; Jay Ashby, trombone; Ronnie Cuber, sax baritone; Gil Goldstein, pianoforte; Dwayne Burno, contrabbasso; Willie Jones III, batteria; special guest : Phil Woods, sax alto

 

Toh…chi si risente! Di Tom Scott avevamo proprio perso le tracce. Prossimo ai sessanta, evidenziò fin da giovanissimo doti non comuni su tutti i sassofoni e flauti, pur tenendo fermo il tenore come prima scelta.

 

Un superdotato, quindi, che alla pari purtroppo di molti altri non è riuscito in seguito a canalizzare tali potenzialità tecniche in un linguaggio personale e creativo. Sessionman di lusso e basta, in definitiva, capace di padroneggiare tanti linguaggi e contesti. Ha suonato in orchestre, Don Ellis e Oliver Nelson (solo per citarne un paio), ha avuto leader prestigiosi, ha accompagnato cantanti, ma gli studios californiani hanno evidentemente preso il sopravvento, tanto da assorbirne quasi completamente le forze per decenni. Il suo campo d’azione principale rimane pertanto solo la “fusion”, dove riuscì a dire qualcosa di rilievo con il gruppo “L.A. Express”. E poi è entrato di forza nell’immaginario collettivo con la colonna sonora di “Taxi Driver”, dove il suo sax esponeva il bellissimo tema di Bernard Herrman in modo vibrante e sensuale, indimenticabile. Però è chiaro che tutti i jazzofili si aspettavano di più. Ecco ora un CD in cui il nostro si ricorda delle origini, mettendo in piedi un gruppo formidabile per un concerto (non ci è dato sapere se ve ne sono stati altri) e un repertorio all’altezza, diviso tra intriganti original e standard preziosi, di rado eseguiti.

I tempi sono comodi, nel senso che sono privilegiati le ballad e i medium, i solisti appaiono ispiratissimi e la qualità della registrazione è eccelsa.

Riascolto con sommo piacere “Tones For Joan’s Bones”, emblema del nuovo hard-bop, che Chick Corea scrisse per il disco omonimo nel 1966 al fianco di Woody Shaw e Joe Farrell, “Sack O’Woe”, manifesto del soul jazz tanto caro ai fratelli Adderley, e “His Eyes, Her Eyes” di Michel Legrand, che altro non è se non la colonna sonora del film “Il caso Thomas Crown” con Steve McQueen e Faye Dunaway.

Dicevo dei solisti; tutti godono di ampia vetrina, ma è forse superfluo ribadire che quando entra in azione Phil Woods c’è poco da fare per gli altri. Alla fine resta un disco che si eleva di parecchio dalla pletora quotidiana, e che ci fa riflettere su quale superbo musicista sarebbe diventato Tom Scott se avesse continuato nel jazz più autentico. Il fatto che siano già passati quattro anni di silenzio da questo concerto induce a credere che, mannaggia, Tom si sia di nuovo nascosto dietro un leggio.

Peccato…

 

Massimo Tarabelli

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