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MARC COPLAND “Modinha – New York Trio Recordings Vol.1” – Pirouet (2006)

MARC  COPLAND

“Modinha – New York Trio Recordings Vol.1” – Pirouet (2006)

 

Half A Finger Snap /Modinha /Flat Out /Rain /Slap Happy /Sweet Peach Tree /Aglasia /Yesterdays /Taking A Chance On Love

 

Marc Copland, p; Gary Peacock, b; Bill Stewart,d.

 

Sono nel mondo del jazz da circa quarant’anni, ormai, e faccio ancora fatica a comprendere certi meccanismi, ad entrare nella testa di produttori e giornalisti, per non parlare del pubblico.

 

Come è possibile, in altre parole, che un grande musicista suoni magnificamente per anni e anni e rimanga sempre lì, dietro l’angolo, ai margini di una considerazione dovuta e importante, mentre altri ben più modesti riescono a toccare la fortuna in tutti i sensi compresa, va da sé, quella economica ?.

Prendete Marc Copland. Ha quasi sessant’anni, è considerato dai musicisti un maestro di quel jazz lirico, basato sulla bellezza del timbro e delle linee melodiche, che oggi va per la maggiore. Un pianista straordinario, di rara intelligenza, che muove la ritmica secondo una concezione più avanzata di quell’interplay che ha dominato per decenni, dopo Bill Evans. Eppure mi piacerebbe sapere quanti “appassionati” lo conoscono, almeno solo per nome.

Forse è troppo difficile? Mah, non direi. Certamente, ci vogliono cultura e un orecchio allenato per capire le sue trame ardite ma allo stesso tempo di notevole pregnanza musicale, la capacità di far rifiorire standard tra i più battuti della storia, l’estrema facilità di fraseggio in ogni tempo e ritmo. Di sicuro non è un personaggio e forse è troppo umile, qualità che in questi tristi tempi non pagano affatto. Ricorderete forse il suo concerto come accompagnatore della cantante Cinzia Spata, un paio d’anni fa durante “Le Strade del Jazz”, ruolo che svolse con fin troppo aplomb, ben attento a non richiamare su di sé la maggiore attenzione degli spettatori.

Questo “Modinha” è semplicemente una gioia per le orecchie, anche grazie ad un’impeccabile qualità di registrazione. Marc affronta i brani secondo una espressività che deve molto, mi pare, a Herbie Hancock (quello dei dischi Blue Note) e al Chick Corea di “Now He Sings, Now He Sobs”, ma ci mette parecchio di suo, soprattutto nelle imprevedibilità armoniche. E ottiene una spinta ulteriore dai due fuoriclasse che l’accompagnano, in un crescendo di stimoli continui che temono pochi raffronti nel panorama odierno del trio. In effetti Gary Peacock sfodera dei soli magnifici, che si integrano alla perfezione con il clima del brano, e Bill Stewart conferisce al “ride” una sonorità splendida, jazzistica al 100% (capitemi…vi prego).

Attendo con ansia il vol.2, ma nel frattempo è meglio attenersi al giudizio della rivista francese “Jazz Magazine” : “Fermatevi e non cercate altro, l’arte del trio è qui”.

 

Massimo Tarabelli

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