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GARY SMULYAN “More Treasures” – Reservoir (2006)

GARY  SMULYAN

“More Treasures” – Reservoir (2006)

 

Wham & They’re Off /Stop /Chick’s Tune /Beautiful You /San Souci /Quick Silver /For You /Suburban Eyes /Evans

 

Gary Smulyan, sax baritono; Mike LeDonne, pianoforte ; Dennis Irwin, contrabbasso; Steve Johns, batteria

 

Gary Smulyan traccia un preciso confine in questo disco. Tra coloro che “sanno” suonare nella tradizione, e sono sempre meno, e quelli che, non riuscendoci, optano per soluzioni espressive più aperte e contemporanee, e sono la maggioranza.

 

Dischi così, in effetti, una volta erano la prassi, mentre ora si contano sulle dita, ottengono critiche  benevoli ma sfuggenti, e l’attenzione del mercato è altrove.

Questa è la fotografia, sbiadita e triste, del presente, e non mi prolungo perché il mio compito adesso è un altro. Parlare cioè di “More Treasures”, ideale continuazione del bellissimo “Hidden Treasures”, inciso poco tempo prima in trio senza pianoforte. Anche qui Gary affronta un repertorio formato esclusivamente da brani poco conosciuti scritti da jazzisti di giusta fama quali, nell’ordine, Hank Mobley, Tadd Dameron, Chick Corea, lo stesso Smulyan, Gigi Gryce, Horace Silver, Sal Nistico, Thelonious Monk, Sonny Rollis, e hanno tutti la particolarità di basarsi su giri armonici di song molto conosciuti (a voi il piacevole compito di individuarli).

L’ascolto è quanto mai piacevole. Gary Smulyan conferma alla grande di possedere notevole fluidità improvvisativa, che molto deve – lo sappiamo bene – a Pepper Adams, unita ad una altrettanto lodevole personalità progettuale. E la ritmica è solida come granito. Mike LeDonne è un amico di Ancona Jazz con il bebop al posto del sangue e si dimostra splendido accompagnatore nonché degno alter-ego del leader; di Irwin conosciamo tutto, mentre il più giovane Steve Johns svolge il ruolo di sostegno senza sbavature (ma anche senza particolare estro).

Il baritonista è uno dei musicisti più richiesti sulla scena, tanto da figurare nel line-up di numerose big band. Peccato che non fosse presente nel recente concerto alle Muse della Vanguard Jazz Orchestra. L’avrei salutato volentieri, anche se poi non l’abbiamo rimpianto visto che il suo sostituto, Frank Basile, si è comportato benissimo, a riprova che comunque i talenti negli USA continuano ad emergere.

La storia è un tesoro troppo imprescindibile e insostituibile, come i tanti long-playing che appaiono in copertina e che rimarranno per sempre nei nostri cuori.

 

Massimo Tarabelli

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