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STACEY KENT “Breakfast On The Morning Tram” – Blue Note

STACEY  KENT

“Breakfast On The Morning Tram” – Blue Note (2007)

 

The Ice Hotel /Landslide /Ces petit riens /I Wish I Could Go Travelling Again /So Many Stars /Samba Saravah /Breakfast on the Morning Tram /Never Let Me Go /So Romantic /Hard Hearted Hannah /La saison des pluies /What A Wonderful World

 

Stacey Kent, canto; Jim Tomlinson, sax tenore, soprano, flauto; Graham Harvey, pianoforte, fender Rhodes; John Parricelli, chitarra; Dave Chamberlain, contrabbasso; Matt Skelton, batteria.

 

Stacey Kent, una delle nostre cantanti preferite, approda al primo album per la potente Blue Note e ci offre un immagine parzialmente diversa da quella a cui eravamo abituati. Sempre elegante, raffinata e romantica nell’aspetto e nel portamento della voce, Stacey accentua tali caratteristiche confidenziali mentre abbandona quel Great American Songbook che, da sempre, costituiva la spina dorsale del suo repertorio.

 

Il fedele compagno d’arte (e nella vita) Jim Tomlinson ha creato dei bozzetti tenui e delicati, spesso facendo ricorso alla tanto amata bossa nova, su cui la voce fragile, affascinante e dolcissima, di Stacey si trova a meraviglia. E’, se vogliamo, una svolta un pochino “commerciale”, ma di gusto e qualità musicali impeccabili. “The Ice Hotel”, ad esempio, potrebbe anche diventare un hit : tema gradevole e cantabile, supporto di un accattivante video clip, promozione radiofonica molto forte, e così via. Il resto del repertorio si snoda tra languide ballad, cornici di intima fragilità, e brani più sostenuti, come il song eponimo del disco, che risulta forse il mio preferito. I motivi d’interesse crescono nell’apprendere che l’autore dei testi, per quanto riguarda i brani composti dal sassofonista, è nientemeno che il grande scrittore Kazuo Ishiguro (“Quel che resta del giorno”,  “Un pallido orizzonte di colline”), e che è cambiato leggermente il line-up del gruppo della cantante. Ora possiamo ascoltare un diverso, ma sempre all’altezza pianista (splendido in “Never Let Me Go”) e, soprattutto, un grande chitarrista che mira, attraverso l’utilizzo di sei tipi di chitarre diverse, a creare una tavolozza di colori appropriata a valorizzare il timbro sommesso della Kent (“La saison des Pluies”, testo di Serge Gainsbourg e musica del – ahimé – dimenticato chitarrista gitano Elek Bacsik).

La cantante mi sembra in eccellente forma, e d’altronde basterebbe vedere un suo concerto per capire quanto amore e sensibilità abitano in quelle letture introspettive, quanta ansia di raccontarsi al pubblico anima la sua arte. Altro che Diana Krall, e perdonatemi l’accostamento!

Anche il suo francese è impagabile, e qui subito viene in mente la grandissima Blossom Dearie, modello di riferimento unico per queste vocine minute, ma capaci di swingare e di colpire nello stesso modo di una Sarah o Ella o Carmen : è, d’altronde, proprio il fascino del jazz.

Avrei solo evitato “Landslide”, una vecchia canzone dei Fleetwod Mac, che mi sembra fuori posto e non all’altezza del disco, ma è inutile ribadire che una major punta innanzitutto ai numeri.

Un disco ideale per passare le fredde giornate d’inverno.

 

Massimo Tarabelli

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