Ancona Jazz The Finest in Jazz since 1973

ERIC KLOSS “Introducing Eric Kloss” – Prestige (1965)

“L’ANGOLO  DEL  COLLEZIONISTA”

 

ERIC  KLOSS

“Introducing Eric Kloss” – Prestige  (1965)

 

Close Your Eyes / Old Folks /’S ‘Bout Time / That’s The Way It Is / All Blues / Embraceable You

 

Eric Kloss, sax tenore, sax alto; Don Patterson, organo; Pat Martino, chitarra; Billy James, batteria

 

Quando Eric Kloss incide questo primo disco per la Prestige ha appena sedici anni. Considerato il grave handicap della vista (cieco dalla nascita), possiamo ben affermare di trovarci di fronte a un bambino prodigio.

Il quale, però, non ha sparato subito tutte le sue cartucce, ma ha saputo mettere in piedi una carriera, almeno discografica, lunga e cospicua, dato che le sue tracce si perdono agli inizi del 1980. Kloss colpì subito critica e appassionati, in virtù di una padronanza tecnica virtuosistica e di un acquisizione del linguaggio stupefacente. Se nel contralto erano avvertibili tracce di un modello chiaro, Phil Woods, il tenore appariva al contrario più originale e personale, pur collocandosi in un ambito espressivo molto battuto, soprattutto dai sassofonisti neri.

 In effetti Eric Kloss si cimenterà spesso al fianco di organisti e chitarristi, ma non disdegnerà le più “classiche” sezioni ritmiche, in cui si alterneranno musicisti del calibro di Jaki Byard, Kenny Barron, Chick Corea, Alan Dawson, Jack DeJohnette e un po’ tutti i campioni del periodo.

Il suo jazz, ascoltato oggi, rimane sempre e comunque un fresco contributo di swing e melodicità, un saggio di fluidità improvvisativa avvicinabile ai grandissimi. Gli sono forse mancati lo spessore drammatico, il senso della forma, il controllo e la scelta del materiale, doti ad ogni modo non necessarie ad un blower puro, capace di infiammare le platee e di cercare spesso la competizione da jam (famosi i suoi “scontri” con un altro icastico altista, Richie Cole).

Questo disco non si è mai visto in nessuna forma di ristampa; ed è un “must” anche per la presenza di Pat Martino, che sfodera una prova tanto straordinaria da mettere addirittura una diga su tutto ciò che la chitarra aveva detto fino a quel momento. Sappiamo benissimo che, per gli studiosi e gli appassionati di Martino, questo è proprio il primo disco da cercare del loro idolo. Concordo, ma sottolineo anche che Pat, almeno fino all’aneurisma, badava più alla sostanza che allo spirito, e che in seguito darà prove di ben maggiore profondità emotiva.

Kloss ha registrato parecchio in circa vent’anni di attività musicale; nel frattempo ha ottenuto una laurea in filosofia e quindi ha optato per una più tranquilla attività accademica. Le ultime notizie lo danno in preda ad una grave malattia, che l’ha colpito agli inizi del nuovo secolo.

Onoriamo la sua esistenza nel non dimenticarlo e cerchiamo qualsiasi suo disco, tanto sono anni che le case principali per cui incideva (Prestige e Muse, mica da ridere) hanno tolto il suo nome da ogni catalogo.

 

Massimo Tarabelli

Post a comment

uno × 4 =

*