Ancona Jazz The Finest in Jazz since 1973

LEA DeLARIA “The Live Smoke Sessions” – Warner (2008)

LEA DeLARIA

“The Live Smoke Sessions” – Warner (2008)

 

Down With Love /Why Don’t You Do Right /Miss Otis Regrets /Between The Devil And The Deep Blue Sea /Come Rain Or Come Shine /Love Me Or Leave Me /Love For Sale /Night And Day /Puff (intro) /Puff /You Don’t Know What Love Is /Jumpin’ With Symphony Sid

 

Lea DeLaria, canto; Gil Goldstein, pianoforte; Mary Ann McSweeney, contrabbasso; Josh Giunta, batteria; Seamus Blake, sax tenore (2 & 4); Ian Shaw, canto (10 & 12)

 

Esce anche in Italia, del tutto alla chetichella come si può immaginare, questo nuovo disco – il terzo finora – di Lea DeLaria, singolare e bizzarro personaggio dello show business d’oltreoceano.

 

Italo-americana, cinquantenne, la DeLaria è attrice (prosa Off-Broadway, cinema), scrittrice (testi umoristici, politicamente scorretti), cantante e entertainer da club con una finalità ben precisa e dichiarata : rendere il mondo gay, di cui lei fa parte con orgoglio rivendicato sempre, anche nella copertina del disco, protagonista dissacrante e scomodo. Ci riesce benissimo fin dalle liner notes, in cui denigra il termine “artista”, preferendo quello di “cantante con le palle”. Lea ammette di non essere carina né aggraziata, di non possedere una voce gentile né tantomeno suadente, e che i suoi dischi non saranno mai bestsellers. Ma la sua carica sul palco e l’energia che infonde nell’affrontare temi così battuti sono stupefacenti. Volendo per forza trovare un modello ispiratore, direi che ci troviamo di fronte ad un incrocio tra Ella Fitzgerald e Judy Garland con una spruzzata di James Brown! Lea non vuole sottigliezze e smancerie, e bada a swingare tosto. Innamorata del bebop e dello Swing Era, la cantante intende qui ricreare l’atmosfera che si poteva respirare nei club della 52ma Strada a New York nell’immediato dopoguerra, e centra il bersaglio se non fosse per gli arrangiamenti e il contributo strumentale della sezione ritmica, invero modernissimi e di grande interesse. Personalmente non ho mai sentito Gil Goldstein suonare così, e il team ritmico – a me sconosciuto – si dimostra elastico, puntuale e “presente” come le migliori sezioni del passato. Il pubblico è in delirio, e gli applausi aumentano quando entrano in scena il sassofonista Seamus Blake, che ben conosciamo, e il cantante inglese Ian Shaw, la cui performance mi sembra tuttavia ingombrante ed eccessiva. Ma nel club l’estemporaneità è prassi; già, in quale club ci troviamo visto che le notizie interne tacciono al riguardo? Io opterei, visto anche il titolo, per lo “Smoke”, regno del nuovo e vecchio hard-bop, in cui normalmente suonano tipi del calibro di Eric Alexander e One For All, George Coleman, Harold Mabern, Dr. Lonnie Smith e via dicendo. 

Ogni brano sorprende per freschezza e vitalità. Lea padroneggia il testo con grande senso dello swing, non disdegnando improvvisazioni con uno scat tagliente e agilissimo, tra i migliori ascoltabili oggi. Durante “Night and Day” dichiara poi il suo grande amore verso la McSweeney, a riprova di una maturità esistenziale priva di reticenze.

Insomma, un disco sorprendente che è un pugno nello stomaco rispetto ad altre smielate realtà vocali femminili di molto maggior successo. Alla fine, anche se lei stessa non è d’accordo, mi pare che siamo proprio di fronte ad un’artista notevole: teniamola d’occhio!

 

Massimo Tarabelli

Post a comment

quattro × 5 =

*