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JOHNNY CARISI “The New Jazz Sound of Show Boat” – Columbia (1959)

“L’ANGOLO DEL COLLEZIONISTA”

 

JOHNNY  CARISI

“The New Jazz Sound of Show Boat” – Columbia (1959)

 

Make Believe /Nobody Else But Me /I Might Fall Back On You /I Have The Room Above Her /Bill /Can’t Help Lovin That Man /Life Upon The Wicked Stage /Ol’ Man River /Why Do I Love You? /It Still Suits Me

 

Johnny Carisi, tromba, arrangiamenti; The Guitar Choir : Barry Galbraith, Jimmy Raney + 3 sconosciuti, chitarra; Phil Woods, sax alto; Bob Brookmeyer, trombone; sconosciuti contrabbasso  e batteria.

 

Ecco il classico disco da collezione : leader ignoto o poco meno, nebulosità semi totale sulla formazione e sulla data d’incisione, possibilità di riedizione uguale a zero.

 

Allo studioso vengono d’aiuto le discografie: registrato nel 1959, questo disco è appena il secondo inciso da Carisi, il quale ne totalizzerà infine solo due e mezzo (la facciata B di “Into The Hot”, su Impulse, gentilmente concessa da Gil Evans). Permane l’assenza di notizie sui chitarristi e i ritmi, che sembrano, peraltro, molto buoni all’ascolto. Ma il vinile presenta almeno una particolarità vincente: una foto – quantomai rara – del trombettista, ed è già qualcosa. Oggi solo i cultori più attenti ricordano Carisi come l’autore di una perla assoluta del repertorio jazzistico, “Israel”, che Miles Davis immortalò nel fondamentale “Birth of the Cool” del 1949 con l’arrangiamento proprio di Gil Evans (che, in seguito, non si dimenticò evidentemente di lui). Quel brano divenne uno standard a lungo eseguito, specialmente da Bill Evans, ma poi fu purtroppo accantonato. (L’ho riascoltato pochi mesi fa, con sorpresa, da John Abercrombie in una bellissima versione in trio). Per entrare nella storia del jazz potrebbe bastare in effetti appena questo splendido pezzo, anche perché Carisi è stato piuttosto modesto come strumentista, e lo si sente anche in queste incisioni, di sicuro molto più interessanti dal punto di vista timbrico e degli arrangiamenti. La principale novità sta nell’eliminazione del pianoforte, sostituito da un muro di cinque chitarristi, di cui solo due – quelli menzionati – si accollano gli assolo. E poi i continui contrappunti, le nervose esposizioni tematiche che, se da una parte possono  richiamare certo jazz di tempi passati, in realtà appaiono molto moderni per il periodo, in cui la scena era dominata dall’hard bop (che più “duro” non si poteva). Stando alle note di copertina, fu la stessa Columbia a imporre un “concept” album basato sui temi di “Show Boat”, musical di successo planetario che innalzò a standard immortale “Ol’ Man River”. Ma Jerome Kern scrisse altri brani deliziosi, di cui alcuni aggiunti successivamente e quindi poco noti,  che Carisi non si è lasciato sfuggire. Così l’interesse per questo disco è plurimo: un repertorio ancora da scoprire, il bilanciamento tra scrittura e improvvisazione, l’apporto solistico di eccezionale qualità da parte di due fuoriclasse come Bob Brookmeyer e Phil Woods, che Carisi valorizza al massimo non utilizzandoli mai in coppia. Se ci mettete anche una copertina stupenda, non proponibile nella superficie poco più grande di un francobollo qual è il CD, otterrete un prodotto finale che addirittura, in quegli anni, sarebbe passato come di medio standard. Un piccolo grande segno del crollo dell’industria discografica e di un certo modo di intendere la musica (ahimé!).

 

Massimo Tarabelli

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