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BARNEY KESSEL – “Reflections In Rome” – RCA Victor (1969)

L’ANGOLO DEL COLLEZIONISTA


BARNEY  KESSEL


“Reflections In Rome” – RCA Victor (1969)


The opener /Minor Mode /Carlo’s Dream /Caliente Blues /Reflections In Rome /Free Wheeling  /Shufflin’ The Blues /Mysterioso Impromptu /Minor Major Mode


Barney Kessel, chitarra; Giovanni Tommaso, contrabbasso; Daniel Humair, batteria


Questo disco ha rappresentato per anni  – ma che dico, decenni! – un vero cruccio e un grande rimpianto per la mia discoteca. Ricordo benissimo quando uscì, con questa copertina misteriosa che faceva capolino in tutte le vetrine dei negozi di dischi. Sì, si poteva trovare dovunque essendo stato registrato in Italia e prodotto per la RCA italiana. Era un momento di rinnovamento nel jazz, ma allo stesso tempo spadroneggiava il rock e, nel nostro Paese, la musica leggera si vendeva come il pane. Tra tanto denaro, la RCA riusciva a trovare lo spazio per dar vita ad un catalogo (a cui contribuì in modo notevole il grande Alberto Alberti) prezioso, sottotraccia ed importante, il cui peso artistico si sta rivelando sempre più marcato con il trascorrere del tempo.  Allora però stavo appena scoprendo questa musica, e per forza di cose i miei interessi si rivolgevano ai “campioni”. Non stavo realizzando che i dischi di jazz durano uno spazio assai ridotto, sono destinati a scomparire per poi forse rientrare, secondo alchimie di mercato ancora indecifrabili, magari in altre edizioni più economiche, con titoli e copertine diverse;  insomma uno scempio per chi si avvicina alla musica in modo serio. Così, puntualmente, avvenne per “Reflections In Rome”, disco che Kessel incise in un periodo in cui si trovava in Europa, suppongo per lavoro, alla stregua di tanti altri colleghi d’oltreoceano. Le discografie ci informano che negli stessi giorni (7,8,9 maggio) il chitarrista registrò, sempre a Roma, un secondo disco al fianco di musicisti italiani (Antonello Vannucchi, Carlo Pes, il solito Giovanni Tommaso, Enzo Restuccia) intitolato “Kessel’s Kit”, anche questo per la RCA, e successivamente riedito anche in USA con il nome di “Guitarra”.  (Il 1969 fu un anno fruttuoso per Kessel, che continuò a registrare a Parigi e Londra). Ritrovai il disco nelle bancarelle dell’usato molto tempo dopo, ma le copie non erano in buono stato e lasciai perdere. Con l’avvento del CD e la successiva scomparsa del vinile, i collezionisti di tutto il mondo si sono messi alla caccia dei dischi più rari, c’era da aspettarselo, ed ecco ricomparire “Reflections In Rome” a prezzi da capogiro, sempre a 3 cifre, siano dollari, sterline o euro. Il disco vale questi soldi? Sicuramente dal punto di vista collezionistico ma, va da sé,  anche  dal lato artistico, interessante e sorprendente come pochi altri del leader . Barney Kessel stava vivendo il suo momento più innovativo stilisticamente; era reduce da un disco Contemporary piuttosto avanzato per lui, accanto a Bobby Hutcherson e Elvin Jones (“Feeling Free”, marzo 1969), e il suo repertorio si basava essenzialmente su originali di ardua leggibilità armonica, ma al contempo di impatto melodico immediato. In “The Opener” prende in mano addirittura la dodici  corde, strumento molto in voga nel periodo, che riesce a piegare alla sua estetica grazie ad un virtuosismo che lascia senza fiato. I titoli poi rimandano spesso alle strutture (blues, modale, scale maggiori e minori) e i temi curiosamente ricordano (o viceversa? spesso le influenze sono reciproche) le composizioni del nostro grande Franco Cerri, ammiratore dichiarato di Kessel da sempre. La formula del trio gli calza come un guanto, e i suoi partners lo assecondano con la ben nota perizia. L’allora giovanissimo Giovanni Tommaso si era già fatto un nome nell’ambiente del jazz italiano (Quartetto di Lucca, Gato Barbieri, Chet Baker e tanti altri americani di passaggio), mentre Daniel Humair era appena entrato nell’European Rhythm Machine di Phil Woods, vale a dire il più entusiasmante gruppo misto  nel vecchio continente.


Barney Kessel, chitarrista tra i più grandi della storia del jazz, ha inciso molto nella carriera; se non possedete nulla di lui comprate innanzitutto i Contemporary , e poi qualsiasi altra cosa, compreso questo disco, se avete fortuna o possibilità economiche. Tanto,  con la inesistente politica delle riedizioni della SonyBMG,  avreste più probabilità di vincere al Superenalotto!


Massimo Tarabelli

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