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BOB BROOKMEYER – “Oslo” – Concord (1986; LP)


“L’ANGOLO DEL COLLEZIONISTA”


BOB BROOKMEYER – “Oslo” – Concord (1986; LP)


With The Wind And The Rain In Your Hair /Oslo /Later Blues /Detour Ahead /Tootsie Samba /Alone Together /Who Could Care /Caravan


Bob Brookmeyer, trombone a pistoni; Alan Broadbent, pianoforte; Eric Von Essen, contrabbasso; Michael Stephans, batteria


Difficile scegliere nella vasta discografia di Bob Brookmeyer un titolo particolare, che si faccia preferire con decisione. La sua produzione è di alto livello e costante, e in questi ultimi tempi stanno comparendo sul mercato diverse riedizioni, soprattutto spagnole. Ma questo “Oslo” merita di essere segnalato per più di una ragione. In primo luogo perché, come vuole la rubrica, è fuori stampa da anni (alla pari, ahimé, dell’intero catalogo Concord); poi ha segnato il ritorno del Brookmeyer solista, e infine è bellissimo, per nulla intaccato da mode o tendenze.


Chiarisco meglio il secondo punto. Il trombonista, ad un certo punto della sua vita, ha fatto una scelta precisa: è partito da New York e si è trasferito in California, dove per un decennio (dal 1968) ha svolto più che altro un lavoro di studio, impostando nello stesso tempo regole più “salutari” nell’esistenza quotidiana. Tornato nella “Grande Mela”, ha quindi sviluppato l’attività di arrangiatore e compositore e diradato l’apporto solistico in sporadiche tournee europee. Il 1986 segna il nuovo ingresso di Brookmeyer in sala d’incisione, uno strumentista forse meno irruento e libero rispetto alle prove di venti o trenta anni prima, ma di sicuro più attento alla qualità del fraseggio, alla logica dell’improvvisazione, all’approccio timbrico (il suono è straordinario, da caposcuola assoluto). Lontano mille miglia da una semplice “blowing session”, questa seduta corre veloce tra originali e standard rinfrescati da arrangiamenti eleganti, improntati ad una morbidezza e un relax non disgiunti da un profondo senso dello swing.


Nel trombone di Brookmeyer si riflettono echi di un passato nobile, da Dicky Wells a Vic Dickenson a Bill Harris, e non è un caso che il disco si chiuda con “Caravan”, il tema più famoso scritto nel 1936 da Juan Tizol, altro suonatore di trombone a pistoni e colonna dell’orchestra di Duke Ellington. Tradizione e modernità : questi sono da sempre i capisaldi dell’arte di Bob Brookmeyer, qui rivelati in una nuova epifania. Al risultato finale d’eccellenza concorrono anche i suoi, splendidi, accompagnatori, a partire dal grande pianista Alan Broadbent, uno dei nostri preferiti in assoluto, che riesce ad unire qualità primarie allo strumento con l’intelligenza superiore dell’arrangiatore e del “musical director” (non per nulla Charlie Haden l’ha inserito nel suo “Quartet West”).


Quando leggerete queste righe saprete già che Bob Brookmeyer si esibirà nel nostro festival in esclusiva europea, alla guida della Colours Jazz Orchestra : l’occasione per ascoltare, e anche avvicinare, uno dei pochissimi giganti rimasti in vita della storia del jazz, è unica e imperdibile.


Massimo Tarabelli


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