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PAUL DESMOND – “Pure Desmond” – CTI (1974; LP)


L’ANGOLO DEL COLLEZIONISTA

PAUL  DESMOND – “Pure Desmond” – CTI (1974; LP)


Squeeze Me /I’m Old Fashioned /Nuages /Why Shouldn’t I /Everything I Love /Warm Valley /Till The Clouds Roll By /Mean To Me

Paul Desmond, sax alto; Ed Bickert, chitarra; Ron Carter, contrabbasso; Connie Kay, batteria

Parto da una considerazione finale : Paul Desmond era un genio, un musicista straordinario di rare qualità umane. Il suo sax alto si poteva riconoscere immediatamente, dopo appena poche note, grazie ad una sonorità di estrema purezza, algida verrebbe da dire, ma in realtà tra le più calde e poetiche che si possano ascoltare, piena di venature sottili come ali di farfalla, di echi lontani, di trame malinconiche e sfuggenti. La sua fama, lo sappiamo tutti, è legata al quartetto di Dave Brubeck, dove suonò per molti anni, e ad un tema in particolare, quel “Take Five” inciso nel 1959 e che rimane ancora uno dei brani più ascoltati in tutto il mondo. (Paul decise poi di devolvere i diritti d’autore alla Croce Rossa Internazionale).

Fine umorista, sempre con la battuta pronta, Paul scrisse un libro famoso, intitolato “Quanti sono i componenti del quartetto?”, che riprendeva la domanda più frequente che gli rivolgevano negli aeroporti. Un uomo tranquillo e sempre sorridente che, dal punto di vista musicale, non si sentiva ingabbiato dalla musica di Brubeck, spesso imperniata su tempi dispari e complessi. Tuttavia, nei titoli realizzati da leader, Desmond preferiva un più comodo quattro quarti, sui cui poter spiegare le ali di una fantasia senza confini.

Il disco in questione è il secondo prodotto dalla CTI di Creed Taylor, e uno degli ultimi del sassofonista, già allora minato da un cancro ai polmoni che lo porterà alla morte, nel 1977. E non è affatto un disco commerciale o di facile ascolto, prerogativa dell’etichetta, e tipo quelli che Desmond registrò, soprattutto per la A&M di Herb Alpert. In questi trentacinque minuti – benedetti! – Paul affronta una serie di standard con un relax, un senso della misura, una proprietà di linguaggio senza pari. Il gioco principale, di tutti i protagonisti, è spruzzare qua e là le citazioni più disparate, io solo ne ho individuate una decina, anche brevi accenni, ma quella più clamorosa è la strofa di “But Not For Me”, non il ritornello quindi, infilata da Ed Bickert durante l’assolo in “I’m Old Fashioned”. Anche il chitarrista canadese si comporta benissimo, quindi, e non per nulla sarà sempre al fianco di Desmond da quell’anno in poi. Sui ritmi che altro aggiungere? Ron Carter aveva da pochi anni lasciato Miles Davis ed era un sideman di lusso. Il suo apporto qui è superlativo per scelta delle note e profondità di suono. Connie Kay conferma la brillantezza del piatto, la pulizia del tocco, il timing impeccabile.

La somma di queste eccellenze produce un risultato di assoluta godibilità, tanto naturale da sembrare irraggiungibile, a cui la precisione del suono analogico conferisce un tocco d’umanità in più.

Dov’è un Paul Desmond oggi? Se avete in mente un nome fatemelo sapere.

Massimo Tarabelli

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