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FRANK ROSOLINO “Jazz a confronto” – HORO 101-4 (1973 – LP)

L’angolo del collezionista

FRANK ROSOLINO “Jazz a confronto” – HORO 101-4 (1973 – LP)

Waltz For Roma /Alex /Free For All /Bue Daniel /Close The Door /Skylab /Toledo

Frank Rosolino, trombone; Franco D’Andrea, pianoforte; Bruno Tommaso,contrabbasso;
Bruno Biriaco, batteria; Enrico Pieranunzi, pianoforte (in Toledo); Gianni Basso, sax tenore (in Alex)

Nel nostro peregrinare attraverso titoli ed etichette fuori da tempo da qualsiasi catalogo, siamo finalmente
arrivati al re assoluto dei marchi introvabili, la romana Horo, fondata nei primi anni ’70 da Aldo Sinesio,
responsabile di una linea programmatica che recitava così : “Una serie (Jazz a confronto) che intende
registrare senza alcuna discriminazione il meglio del jazz da qualsiasi Paese, con la speranza che questa
meravigliosa musica della gente esca definitivamente dall’isolamento in cui l’ignoranza e il potere politico
ed economico vogliono relegarla”. Parole che ben riflettono l’atmosfera di quegli anni, e che condividiamo
tuttora. I fatti poi confermano che in quel periodo il produttore si diede molto da fare. Negli studi della
capitale entrarono Irio De Paula, Johnny Griffin, Teddy Wilson, Charlie Mariano, Sal Nistico, Slide Hampton,
Dusko Gojkovich, Mal Waldron, Kenny Clarke, Steve Grossman, Stafford James, e tanti italiani, come
era giusto. Questi dovevano “confrontarsi” con i campioni d’oltreoceano, integrandosi con loro, ma
successivamente la Horo si arricchì di gruppi regolari, come quelli di George Adams, Don Pullen, Archie
Shepp, Lee Konitz, Gil Evans, Sun Ra, Sam Rivers.

Il disco che ora prendiamo in esame è il quarto della serie, dopo quelli dedicati a Irio (fu merito proprio
della Horo far conoscere al pubblico italiano il grande chitarrista brasiliano), Marcello Rosa e Gianni Basso,
e ha il pregio di presentare lo straordinario Frank Rosolino, trombonista morto suicida nel 1978, ma non
certo dimenticato dai jazzofili. Dotato di tecnica trascendentale, che gli permetteva salti di ottava, vibrato
di labbra e un fraseggio strettissimo di derivazione bop, Frank possedeva un senso del discorso coerente
ma predisposto al rischio, infarcito qua e là da un notevole senso dello humor, e sempre fondato su uno
swing terrificante. E poi non disdegnava di cantare, talvolta utilizzando il linguaggio dello scat, che per un
trombonista come lui era come bere un bicchiere d’acqua. Rosolino dominò la scena del jazz californiano
degli anni ’50, e partecipò a migliaia di sedute, non di rado nascosto in sezione. Eppure la sua firma solistica
era di prim’ordine, subito riconoscibile, tale a mio avviso da porlo accanto a J.J. Johnson se dovessi indicare
un nome tra i trombonisti più significativi del jazz moderno.

Qui la sezione ritmica lo asseconda molto bene, ma in modo diverso rispetto ad un qualsiasi trio “West
Coast”, e c’era da scommetterci. La musica d’altronde sembra guadagnare in freschezza ed imprevedibilità.
Penso che conosciate “Blue Daniel”, la composizione più famosa di Rosolino ed eseguita un po’ da tutti :
ve la sareste mai aspettata a tempo doppio? Insomma, il disco merita di essere cercato ed acquistato,
se il vostro portafoglio ve lo permette, perché attendetevi dai 100 euro in su. Comunque, tutta la Horo è
assai richiesta dai collezionisti e Sinesio, che interruppe la produzione un decennio dopo, o giù di lì, in ogni
caso prima dell’avvento del CD, non ha mai voluto vendere le matrici né dato il permesso ad alcun tipo
di ristampa. Mi sfuggono le ragioni di tale comportamento, ma forse l’entusiasmo degli inizi, la voglia di
combattere contro il sistema (la Horo si distribuiva da sé) si sono via via affievoliti in sconforto, e lo posso
capire. Tuttavia, senza sogni come vivremmo?

Massimo Tarabelli

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