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PAT SENATORE “Ascensione” – Fresh Sound (2008-2012)

PAT SENATORE  “Ascensione”
Fresh Sound (2008-2012)


Sahara /Con Alma /A Change In The Wind /Positano Blues / Ascensione /
Minority /Night Dreamer /All The Things You Are /The Prayer

Pat Senatore, contrabbasso; Josh Nelson, pianoforte; Mark Ferber, batteria


Nonostante una lunga carriera costellata di partecipazioni prestigiose,Pat Senatore rimane un musicista per addetti ai lavori, noto soltanto tra i cultori e del tutto ignoto alla massa dei simpatizzanti jazzofili. I motivi di tale fenomeno – allargabile, a dire il vero, a tanti altri jazzisti – riguardano, oltre all’atavica apatia intellettuale nostrana, il sostanziale auto confinamento di Pat in CalIfornia, dove ha avuto modo di sviluppare una cifra stilistica di grande qualità al servizio di leader come Joe Pass, Joe Henderson, Cedar Walton, Freddie Hubbard, il raffinato duo vocale “Feather”, e poi Carmen McRae, Peggy Lee, Anita O’Day, cioè il massimo. Ma il suo raggio d’azione non si ferma al ruolo di sideman; Pat è infatti anche compositore, produttore, turnista per le sedute più svariate, televisione e cinema compresi, e infine è fondatore e proprietario dal 1975 del più rinomato jazz club di Malibu, il “Pasquale’s”. Qui il bassista è diventato leader di trii fenomenali, con al piano gente del calibro di George Cables, Alan Broadbent, Larry Willis, Victor Feldman , Roger Kellaway e alla batteria Roy McCurdy, Billy Higgins, Ralph Penland, Peter Erskine, insomma il meglio del jazz californiano.

Tutto questo preambolo serve per introdurre il suo nuovo trio, composto sì da giovani ben poco conosciuti, ma che il passato di Senatore ne attesta le capacità (fin dalle prime righe delle note di copertina, infatti, lui stesso ci dice in poche parole : “Fidatevi di me!”).  Si tratta di un trio creativo, fantasioso e appassionato, capace di mantenere tensione costante e freschezza d’insieme in una formula così tanto utilizzata. Accanto a questi due “figli” (così Pat li chiama), il bassista mette in vetrina qualità uniche di suono e scelta delle note, capacità interpretative, senso della forma e dell’equilibrio, per cui l’improvvisazione non scappa mai di mano inserendosi meravigliosamente in un discorso collettivo. Perdonate se cito ancora lo scritto di copertina, ma Senatore dice cose giustissime, che fotografano bene il personaggio : “Il jazz per me è adesso. Ogni volta che suoni è un’esperienza diversa e, peggio che vada, superba. E’ una forma di comunicazione come nessun’altra, e finchè non ci sei dentro, non potrai descrivere tutte le sensazioni che si provano al momento. La passione, le ore e ore di pratica, e tutti gli altri sacrifici che facciamo scompaiono e sono premiati quando scendiamo dal palco e vediamo che il pubblico rimane toccato dalla nostra musica”. Qua la mano, amico mio!

La scaletta parte con “Sahara” di Michel Petrucciani, un tema magnifico che declina immediatamente il “mood” che prevarrà in tutto il disco, basato su due distinte sedute di registrazione. Osservate, a questo punto, le date : i quattro anni di intervallo sembrano non essere trascorsi affatto, il livello di empatia è stato trovato subito, e non faccio fatica nel credere che questi pezzi abbiano avuto bisogno di una sola “take”. Eppure non siamo certo di fronte ad una blowing session. I brani godono di una certo arrangiamento, o idea di base, che ne permette una riproposizione diversa e più sublimale, in particolare verso l’aspetto melodico. Se il blues dedicato a Positano è improvvisato, “Minority” inizia con un pregevole assolo di Nelson sorretto dalla ritmica, mentre il tema di Gigi Gryce è esposto soltanto alla fine; “All The Things” è affrontato in ¾ e, per farla breve, anche gli altri pezzi mostrano più di un interesse sul piano strettamente tecnico, pur mettendo tutti in rilievo il lato emozionale e lirico di questo linguaggio meraviglioso. La chiusura è affidata ad un altro avvincente brano di Petrucciani, pianista che ha lasciato più di un ricordo e un’eredità che qui direi sia stata proprio raccolta. Un disco di “grande bellezza”, da scoprire traccia dopo traccia e che non rimarrà dimenticato sullo scaffale.

Massimo Tarabelli

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