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PEPPER ADAMS “Ephemera” – Spotlite (1973; LP)

Ephemera /Bouncing With Bud /Civilization and its Discontents /Jitterbug Waltz /Quiet Lady /Patrice /Hellure (how are you’re?)

Pepper Adams, sax baritono; Roland Hanna, pianoforte; George Mraz, contrabbasso; Mel Lewis, batteria

Ephemera /Bouncing With Bud /Civilization and its Discontents /Jitterbug Waltz /Quiet Lady /Patrice /Hellure (how are you’re?)
Pepper Adams, sax baritono; Roland Hanna, pianoforte; George Mraz, contrabbasso; Mel Lewis, batteria
Qui entriamo in un mondo alieno, praticamente inaccessibile per la maggioranza dei musicisti odierni (e, ma con meno ragione, del passato). Sto parlando di quattro fuoriclasse guidati dall’esponente supremo del suo strumento, quel Pepper Adams che non ha rivali nel campo del jazz moderno. Nato nel Michigan nel 1930, Pepper gironzola per gli USA prima di trasferirsi definitivamente a Detroit, dove comincia suonare il sax baritono a sedici anni, affascinato dal suono di Harry Carney, ascoltato a New York nell’orchestra di Ellington, e a confrontarsi con la crema dei musicisti locali, nomi illustri come Kenny Burrell, Lucky Thompson, Tommy Flanagan, Donald Byrd, Paul Chambers e Elvin Jones. La sua carriera si fa sempre più copiosa e rivolta a tante direzioni. Dagli anni ’50 suona con Maynard Ferguson, Chet Baker, l’orchestra di Stan Kenton,Shorty Rogers, Lennie Niehaus, Benny Goodman, Lionel Hampton, Charles Mingus, John Coltrane, Lee Morgan, Herbie Hancock, Quincy Jones, Oliver Nelson, insomma una montagna di dischi e partecipazioni tale che è impossibile, anche per un jazzofilo alle prime armi, non avere un titolo senza il suo nome in copertina. Umile e disponibile, Adams aveva una febbre che lo divorava, lo swing e la creatività incessanti, doti che gli permettevano di nobilitare sedute importanti come qualsiasi altra collaborazione volante che si presentava. Suono basso e tagliente (“The Knife” era un suo soprannome), frasi brevi ma innervate da un rigore e una logica di costruzione sbalorditive, gran numero di “lick” inventati e poi diventati la base formativa dei baritonisti successivi, sono elementi che portarono alla valorizzazione massima di questo strumento tanto affascinante. A tali qualità Pepper aggiungeva notevoli doti di compositore, che si declinavano soprattutto sul bop, ma che non disdegnavano il blues, il latino e le ballad. Tra i suoi dischi, tutti di notevole valore e interesse, questo “Ephemera” si staglia come il più poetico e meditato. In quel periodo il leader faceva parte della straordinaria orchestra di Thad Jones e Mel Lewis, così come i suoi compagni di seduta. Quindi l’empatia è già massima in partenza, e i risultati si sentono subito, fin dalla prima traccia. “Ephemera” è una ballad splendida, composta da Adams, la cui linea melodica mi torna spesso in mente. Se per un “blower” iniziare così è insolito, ancor più raro è ascoltare il suo assolo come terzo, e ciò è prova massima della devozione di Adams verso la bellezza della musica, che il jazz più di ogni altra espressione è in grado di esaltare. Attenzione però, lo swing non manca di certo; prova massima è “Bouncing With Bud”, di Bud Powell, ovviamente, e il blues finale, ma il messaggio che esce da questi solchi riguarda soprattutto un’eleganza e disponibilità totali, per cui non abbiamo un semplice solista più ritmica, ma un quartetto coeso come pochi, solido come granito, tanto che rimane compito secondario esaltare le prove eccelse di un pianista (ahimé sottovalutato) come “Sir” Roland Hanna, di un contrabbassista strepitoso come George Mraz e di una batterista fantasioso, pulito e metronomico come Mel Lewis. Semmai è utile sottolineare come negli anni ’70, in pieno boom del jazz-rock, soltanto l’Europa fosse interessata ad un disco del genere (la Spotlite è un’ etichetta inglese). C’era da lottare per emergere, se volevi dire qualcosa che puntasse al cuore piuttosto che al portafogli, ma oggi, con il mercato ormai azzerato, non è possibile neppure quello.

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