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PATTI WICKS, una piccola grande jazzista


di Lucilla Nicolini

ANCONA – Ma allora è proprio vero che l’eccellenza è per pochi. Già, ma perché privare tanti appassionati di jazz di un concerto come quello di sabato sera, offerto ai soci Gold e Platinum dell’Ancona Jazz Community? E’, evidentemente, un’operazione di marketing azzeccata, per incoraggiare sempre più giovani e meno giovani a iscriversi alle due esclusive categorie accese dalla associazione benemerita che ha diffuso il jazz ad Ancona. Davvero singolare ed esclusiva è stata infatti l’esibizione che, celebrata come un rito iniziatico nel Ridotto delle Muse, ha allargato un alone di poetica venerazione attorno a una piccola grande donna di nome Patti Wicks. Non credereste mai che una donnina bionda così esile e prefaffaellita abbia una voce di contralto così bassa e carica di echi, di toni e di riflessi: scaturisce dalla sua persona minuta come un prodigio, con la stessa naturalezza con cui le sue mani lunghe e sottili, all’apparenza fragli, evocano suoni ribelli e sequenze strepitose dalla tastiera del piano. La sua “apparizione” (sì, proprio) ad Ancona si deve a un feeling (anzi, come recita la sua ultima compilation, un “Basic feeling”) con Ancona Jazz, nato dall’impennata di visite dall’Italia che il sito di Patti Wicks ha avuto dopo la pubblicazione dell’articolo con cui Massimo Tarabelli ha celebrato la voce della cantante/pianista americana. L’altra sera, in un’atmosfera più calda e insieme più sacrale di un comune concerto jazz, nella trepidazione di chi sapeva di assistere a un evento raro e privilegiato, la straordinaria interprete – accompagnata da Giovanni Sanguineti al contrabbasso e da Giovanni Gullino alla batteria – ha alternato la dolcezza intimista di brani come “Star eyes”, screziata dall’imperiosa originalità della sua voce, a pezzi in cui il ritmo incalzante e la vitalità della sua esile persona prendevano il sopravvento sui pur autorevoli due accompagnatori. “La fine di una bella amicizia è l’inizio di un amore”: così recita il titolo di uno dei pezzi più entusiasmanti, tra quanti Patti ha saputo riscoprire dai repertorio jazz più alto ed esclusivo. Ecco, questo concerto segna, se non la fine di una bella amicizia con i ragazzi di Ancona Jazz, sicuramente l’inizio di un amore tra lei e Ancona.


fonte : Corriere Adriatico del 10 ottobre 2005

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