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MARCO POSTACCHINI OCTET “Old Stuff, New Box” – Notami (2017)

Old Stuff, New Box / Allegro / Reunion / Ti sognerò comunque /Not For Lovers /Now’s the Time To Run /Da quando / Eterno puzzle /Illogical Moon /Di sole e d’azzurro

Marco Postacchini, sax tenore, flauto; Davide Ghidoni o Samuele Garofoli, tromba; Massimo Morganti, trombone; Simone La Maida, sax alto, sax soprano, clarinetto; Rossano Emili, sax baritono; Emanuele Evangelista, pianoforte; Gabriele Pesaresi, contrabbasso; Alessandro Paternesi, batteria

Ospiti : Fabio Zeppetella, chitarra (brani 1,2,3,6); Ada Montellanico, voce (brani 4,7) 

Secondo disco dell’ottetto guidato da Marco Postacchini e ulteriore passo in avanti in quel processo di maturazione che è lecito attendersi da un leader del genere. Marco lo conosciamo da anni, e ben ne apprezziamo le vaste doti strumentali, che si espandono su tutto il repertorio delle ance. Uomo di sezione, d’accordo, ma anche ottimo solista, soprattutto al tenore e al flauto, con il tempo sta dimostrando sempre più di possedere qualità non comuni di compositore e, soprattutto, di arrangiatore. E questa è proprio la principale caratteristica che emerge dall’ascolto di queste “tracce”. Ha quindi del tutto ragione Paolo Silvestri a sottolinearlo nelle note di copertina. La figura dell’arrangiatore sta tornando ad assumere un’importanza notevole, e ciò rende possibile una maggiore combinazione di suoni, un’impronta più personale alla musica presentata. L’esperienza della Colours Jazz Orchestra non può rimanere indifferente, e la scrittura di Marco è impregnata da tale abbondanza sonora, tanto da far sembrare l’ottetto una ben più larga big band. L’effetto che ne esce è sorprendente e di suggestivo impatto, anche perché il progetto guarda in più direzioni stilistiche, con un pizzico di “sabor” latino che pervade qui e là l’intero disco. Tale sforzo non può prescindere da un impianto compositivo robusto, di bell’impatto melodico e armonico. Ormai dobbiamo adeguarci a repertori originali, ma tuttavia, non trovandomi affatto d’accordo con la perentoria affermazione di una pur autorevole firma come Luca Conti, direttore di “Musica Jazz”, secondo cui gli standard dovrebbero essere proibiti per legge (!), gradirei sempre ascoltare almeno un classico riletto con gli occhi di un musicista del presente. Ritengo che sia forse la sfida più elettrizzante e coinvolgente per qualsiasi arrangiatore. Detto ciò, torniamo al disco in questione, che è comunque vetrina di una serie di assoli ben costruiti, di alto livello e personali, in particolare quelli di Davide Ghidoni, brillante nelle note altissime. Gli ospiti sono ovviamente eccellenti: Fabio Zeppetella e Ada Montellanico danno un contributo doppio, come solisti e compositori, che molto bene interpretano lo spirito di fondo dell’intera opera. Soprattutto Ada, quando affronta la forma canzone in lingua italiana, dimostra di non avere rivali (“Da quando”, è un piccolo gioiello). Tutto positivo, quindi? Beh, un paio di piccoli difetti mi sembra che esistano: il CD è molto lungo, forse troppo (sfiora i 75 minuti) e qualche sforbiciata avrebbe giovato; anche “Di sole e d’azzurro”, canzone che Giorgia portò ad un lontano festival di San Remo, mi è parsa piuttosto debole rispetto agli altri brani in scaletta. Sono soltanto errori di produzione, che tuttavia ben poco inficiano la preziosità di un disco raro nel panorama italiano, e che fotografa nel modo migliore un periodo di grande fervore del jazz nazionale.

Siamo poi sicuri che non ci si ferma qui: il talento di Marco Postacchini è tale che già il successivo disco ci dirà qualcosa d’altro e importante. Lo attendo con impazienza.

Massimo Tarabelli

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