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STEFANO DI BATTISTA “Parker’s Mood” – Blue Note


Ecco il primo disco dedicato a Parker di quella che, presumibilmente, sarà una lunga serie nel 2005, cinquantesimo anniversario della morte di Bird. D’altra parte nessun omaggio o riconoscimento è più dovuto a colui che ha creato, in pratica, tutto il jazz moderno, forse il genio più autentico del Novecento.

Di Battista ha le carte in perfetta regola: tecnica scintillante al servizio di una marcata ansia rigeneratrice, capacità di guidare una sezione ritmica strepitosa come questa (potenza economica della Blue Note!), senso della storia che si fa presente e, perché no, futuro. Al piano siede Kenny Barron, uno dei due o tre migliori pianisti post-bop di oggi, il bassista è Rosario Bonaccorso, sempre più sciolto e sicuro, mentre Herlin Riley (ex Wynton Marsalis) si occupa di piatti e tamburi. In quattro brani compare poi l’eccellente trombettista Flavio Boltro, spesso vicino a Di Battista in altre imprese. Il risultato non può che essere di livello internazionale; i dieci temi di Parker (accanto a quelli famosissimi, notevole l’idea di riesumare “Congo Blues”) dimostrano ancora una volta tutta la loro valenza al di là di qualsiasi moda e indirizzo stilistico, autentico banco di prova per ogni jazzista degno di questo nome (e spesso si incappa in qualche delusione imprevista…).

Un disco illuminante, che molti giovani dovrebbero ascoltare con priorità assoluta (per poi passare all’originale, è ovvio).

 

Massimo Tarabelli



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