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TONY BENNETT “The Art Of Romance” – Columbia (2004)


Tony Bennett, canto; Lee Musiker, pianoforte; Gray Sargent, chitarra; Paul Langosh, contrabbasso; Clayton Cameron, batteria; Phil Woods, sax alto; Candido Camero, congas + orchestra arrangiata da Johnny Mandel

 

Close Enough For Love /All In Fun /Where Do You Start /Little Did I Dream /I Remember You /Time To Smile /All For You /The Best Man /Don’t Like Goodbyes /Being Alive /Gone With The Wind 

 

Ascolto quest’ultimo disco del più grande cantante del mondo con colpevole ritardo ma, chissà come e perché, il CD era finito proprio in fondo a una pila altissima nel periodo natalizio.

 

Tony Bennett dovrebbe in realtà avere la precedenza su tutti, secondo me, come accadeva con Frank Sinatra, al quale il cantante di New York era molto vicino. Adesso, alla soglia degli ottanta anni, Bennett ci sorprende e ci ammalia con un disco di sole ballad, molto romantiche, rese con una profondità interpretativa e un senso dell’equilibrio alieni a chiunque altro. Certo, l’età ha un pochino appesantito il timbro, quei finali gridati non penso che siano più praticabili, ma tali freni fisiologici spingono il cantante ad esplorare ancor più nella propria sensibilità di uomo e d’artista. Il risultato sono undici brani di icastica bellezza, da far accapponare la pelle, che, se si volesse muovere un piccolo appunto, hanno solo la prerogativa di mettere troppa carne al fuoco. A noi jazzofili sarebbe bastata soltanto la presenza della sezione ritmica, strepitosa per musicalità e precisione, in cui spicca il raffinatissimo pianista Lee Musiker (più che degno sostituto del leggendario Ralph Sharon); invece Tony Bennett, al quale piace esagerare, aggiunge un sottofondo di archi arrangiati (in modo splendido, va da sé, addirittura da Johnny  Mandel) e, per non far torto a nessuno, il formidabile sax alto di Phil Woods, i cui soli sono delle piccole gemme, esemplari per sintesi e senso del discorso. Altri fuoriclasse tra gli autori: per le musiche il già citato Mandel, e poi Jerome Kern, Johnny Mercer, Django Reinhardt (di cui viene riproposto il classico “Nuages” che, con le liriche scritte dallo stesso Bennett, diventa “All For You”), Harold Arlen, Stephen Sondheim, mentre tra i parolieri ecco Hammerstein II, Alan & Marylin Bergman, Dave Frishberg, Mercer e Truman Capote.

Un disco insomma concepito in grande che produce risultati altrettanto pregevoli, appena increspato da una lontana ansia di piacere ad una platea più vasta possibile.

Ma , d’altro canto, Tony Bennett è patrimonio dell’intera umanità, e non poteva comportarsi diversamente.

Lunga Vita!

 

Massimo Tarabelli


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