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JEAN-LUC PONTY – “Sunday Walk” – MPS (1967) LP

L’angolo del collezionista


JEAN-LUC PONTY


“Sunday Walk” – MPS (1967) LP


Sunday Walk /Carole’s Garden /Cat Coach /You’ve Changed /Suite For Claudia


Jean-Luc Ponty, violino; Wolfgang Dauner, pianoforte; Niels-Henning Orsted Pedersen, contrabbasso;
Daniel Humair, batteria.


Mamma mia, che talento aveva Jean-Luc Ponty! Rimetto sul piatto del giradischi questo disco, la cui ristampa è ancora nel mondo dei sogni dei responsabili della Universal, e provo le stesse emozioni di quando lo comprai, agli inizi degli anni ’70. Una musica di straordinaria attualità, dunque, che il violinista affronta dall’alto di una tecnica accademica e con cuore e cervello da vero jazzista, depositario di un linguaggio personalissimo che scardinava tutto quanto era stato scritto nella letteratura del violino jazz fino a quel momento. Ricordo bene che il venticinquenne (!) Ponty veniva associato a John Coltrane per l’utilizzo di frasi lunghe e articolate (i famosi “sheets of sounds”), ma anche per temi, spesso risolti in minore, capaci di espandersi nel tempo e nello spazio, bisognosi di una ritmica in perfetta simbiosi con il solista. Ascoltate a tale proposito “Carol’s Garden”, scritto dal noto pianista e psichiatra Denny Zeitlin, immaginatelo eseguito dal quartetto del grande sassofonista, e capirete tutto. Questo non vuol dire affatto, però, che Ponty fosse un musicista derivativo; in realtà si trattava di un jazzista perfettamente inserito nella sua epoca, originale e creativo, con molte cose da dire anche nella rilettura degli standard. L’unico qui presente, “You’ve Changed”, fa venire la pelle d’oca, tanto che forse rimane la mia versione preferita di sempre,dopo quella cantata da Billie Holiday, è ovvio.


La ritmica è superlativa : perché Dauner si sia in seguito perso in avventure elettriche resta un mistero, dopo averne saggiato qui la nitidezza del tocco e la presenza del comping; Orsted Pedersen già a ventuno anni (!!) non aveva rivali nel vecchio continente : fermatevi al suo assolo in “Cat Coach” e concentratevi nel suo accompagnamento in “Suite For Claudia”; Humair unisce swing e fantasia ad una capacità rara di “entrare” nel pezzo, regista sopraffino di un discorso collettivo.


Ma a dominare costantemente è solo lui, Jean-Luc Ponty, ispiratissimo in ogni solco, maturo e poetico.
Tutto ciò che ha combinato in seguito, da Zappa al jazz-rock, a me non interessa. Basta questo disco per consegnarlo alla storia del jazz europeo, e a rendere il suo strumento punto di riferimento imprescindibile per il violino moderno.


Alzatevi dalla sedia e cercatelo.


Massimo Tarabelli

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