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ANDREA POZZA

“Plays Ellington, Monk & Himself” – GoFour (2005)

Tender Reply /Guduru /The Blues Is In The Middle /Ask Me Now /Evidence /Eronel /Solitude /In A Mellow Tone /C Jam Blues

Andrea Pozza, pianoforte; Luciano Milanese, contrabbasso; Stefano Bagnoli, batteria

Contravvengo alla regola che mai si deve chiedere all’oste com’è il vino, e vi parlo un po’ di questo disco prodotto da noi di Ancona Jazz. E’ il primo di una serie, speriamo cospicua, di registrazioni live all’interno del Teatro delle Muse che riguarderanno gruppi stabili, italiani e no, alle prese con repertori precisi e magari anche diversi dal loro abituale ambito. Dischi quindi con una specifica originalità, in grado di muoversi e farsi vedere nel fiume di titoli che ormai ogni settimana invade il mercato.

Andrea Pozza, dunque; un grande pianista, è inutile ricordarlo, ma soprattutto un amico della nostra rassegna, che l’ha ospitato spesso e volentieri. Non potevamo cominciare che con lui e il suo rodatissimo trio. Gli avevamo commissionato una serata ellingtoniana, ma Andrea l’ha “attraversata” anche con brani di Thelonious Monk (il cui mondo è senz’altro affine a quello del Duca) e qualche nuovo original, temi affascinanti (“Tender Reply”) o fortemente ritmici (“Guduru”) in cui la sua maestria nella scrittura si conferma di elevata qualità.
La scaletta dei brani nel CD è stata predisposta dallo stesso pianista e non rispecchia, evidentemente, l’andamento del concerto. Ma in effetti qui, più che una testimonianza “live”, si vuole puntare soprattutto su un “concept album”, con l’idea di fondo subito percepibile.
Equamente diviso tra gli autori, ascolterete un jazz ispiratissimo e lucido, poetico e concreto, che lascia trasparire un amore profondo verso un mondo che è stato e sarà la base di tutta la musica moderna.
Il trio lavora con un interplay e una compattezza esemplari, anche se i modelli rimandano a Red Garland e Tommy Flanagan piuttosto che a Bill Evans. Andrea mette in vetrina plasticità d’approccio e agilità delle dita da concertista di livello mondiale. Non si avvertono cali di tensione e neanche il più piccolo smarrimento davanti ad opere così belle ed impegnative, ricche di storia e di versioni eccelse. Ormai la sua maturità è tale che egli stesso sta diventando punto di riferimento per le nuove generazioni. E gli altri tengono bene il passo. Luciano Milanese è uno dei grandi del jazz italiano, umile e protagonista allo stesso tempo, padrone di un suono e di un fraseggio riconoscibili d’acchito: qui potrete assaporarne il senso dell’accompagnamento e dell’improvvisazione in frequenti assoli di pregevole compostezza melodica. Infine Stefano Bagnoli dà ennesima dimostrazione della sua abilità nelle spazzole, su cui forse non ha rivali in Italia, e poi nel sostegno sul piatto e in qualche assolo del tutto funzionale nell’economia del pezzo.
Tutti i brani sono perciò appaganti e pieni di “sostanza”, ma dovendo sceglierne uno per blocco, opterei per “Tender Reply”, “Evidence” e “In A Mellow Tone”. Qui la resa del trio mi sembra proprio al top, paragonabile ai trii d’oltreoceano (“Blindfold Test”, per credere).
Il disco in città è reperibile presso la nostra sede, da Blue Star, ma tra breve godrà di distribuzione in tutta Italia e all’estero.
Seguiteci, e non vi deluderemo.

Massimo Tarabelli

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